mercoledì 20 giugno 2018

Recensione "Delitto nel campo di girasoli" di Marzia Elisabetta Polacco

Buongiorno, lettori.
Siamo arrivati a metà settimana e dopo avervi parlato di storia, intrighi, amori e passioni, oggi è la volta di un giallo delizioso che mi ha stupita in più di una occasione.
Si tratta di "Delitto nel campo di girasoli", di Marzia Elisabetta Polacco, vincitore del concorso 'Il mio esordio' e pubblicato da Newton Compton.
Buona lettura!


Acquistalo, QUI

Borghereto, sonnolento paesino dell'Umbria, ha poco da offrire a chi è in cerca di avventura. Così Leyla Prasad, una ragazzina con una passione smodata per il mistero e i libri gialli, passa il tempo scorrazzando in bicicletta per le campagne assolate. Finché una mattina, fra i campi di girasoli, trova il corpo senza vita di una bambina. Leyla si sente improvvisamente catapultata in una delle storie dei suoi libri, tanto più che il caso è affidato proprio a sua madre, il vice commissario di polizia Mirella Vergari. In un primo momento i sospetti sembrano convergere su un anziano del posto, un uomo scontroso e solitario, con pesanti precedenti penali. Il superiore della Vergari, il commissario Pantasileo, in cerca di visibilità, spinge per chiudere rapidamente il caso incriminando il vecchio. Ma la Vergari non è convinta della sua colpevolezza e si ostina a indagare, coinvolgendo negli interrogatori anche altre insospettabili figure del paese. Tutti, a quanto pare, hanno segreti da nascondere. Eppure, alla fine, sarà proprio con l'aiuto della figlia che il commissario Vergari arriverà alla verità...


Inizio subito col dirvi che il titolo e la copertina sembrano molto più seriosi e tetri di quanto in realtà sia la storia. L'autrice, infatti, mi ha subito shockata con un coppia di investigatori mooolto insolita: un vice commissario di provincia e... sua figlia! Ci tengo a dire che ho amato Leyla, un piccola ma grande protagonista dotata di un intuito e di uno spirito di osservazione fuori dal comune. Le sue doti saranno fondamentali ai fini della trama e della risoluzione del caso. 
Ma partiamo dall'inizio: il caso è ambientato in una piccola cittadina dell'Umbria dove, inutile dirlo, non accade mai nulla e le giornate lavorative del vice commissario Vergari scorrono placide e, fin troppo, tranquille. Sua figlia, Leyla, è una vera forza della natura che sogna di ripercorrere la carriera della madre, un giorno. Sembra che la ragazza, sia alla costante ricerca di attenzioni ma, a mio avviso, la sua esuberanza è solo un modo di fronteggiare i bulli della scuola e i pregiudizi sulla sua famiglia 'mista'. Trovo che sia un personaggio intelligente che mi è entrato subito nel cuore e che costituisce il vero nodo centrale della storia. E' lei a trovare il cadavere di una giovane compagna di scuola, lei a ripercorrere gli indizi e proporre nomi dei sospettati. In molte occasioni, mette in ombra i professionisti del settore, troppo impegnati a sottovalutarla per pensare in maniera logica alla verità delle sue ipotesi. Il suo rapporto con la madre è anomalo: almeno inizialmente, infatti, ho visto pochissimo istinto materno da parte di Mirella Vergari, mentre Leyla cerca in ogni modo di fare breccia nel suo cuore e renderla fiera (tranquilla, piccola, il mio cuore di lettrice ti è appartenuto dall'inizio alla fine).

Quell'insana fascinazione per la morte era cosa recente: fino a pochi mesi prima, di cadaveri ne aveva incontrati solo sulla carta, nei libri gialli che leggeva. Non le procuravano fastidio né la mettevano a disagio: erano il mezzo necessario per il dispiegarsi dell'enigma. Niente cadavere, niente assassino. Ed era quello ciò che la intrigava: scoprire il colpevole prima di arrivare alla fine.

La cosa che mi è piaciuta di più, del libro, è stata la capacità di raccontare un caso di omicidio, per di più ai danni di una giovanissima ragazza, in maniera leggera e, quasi frivola. Non si tratta, infatti, di un giallo macabro e dai risvolti inquietanti, assomiglia più ai racconti di Agatha Christie in cui le indagini sono ironiche e spassose, più che seriose e tecniche. Mi è piaciuta moltissimo la prosa dell'autrice e l'idea attorno alla quale ha costruito il suo romanzo. Non mi era mai capitato di leggere una storia del genere. Si tratta, senza dubbio, di una vicenda semplice ma al tempo stesso interessante da scoprire, soprattutto perché la Polacco ci mostra tutto dagli occhi di una bambina esuberante e arguta come Leyla. Nel giro di poche ore mi sono ritrovata a girare l'ultima pagina del libro che ha decisamente un ritmo narrativo molto veloce e una trama ricca di personaggi e avvenimenti. 
Per essere un romanzo d'esordio è assolutamente promosso, spero di poter leggere altre avventure di questa strana coppia. Se amate il genere e le indagini alternative, sono certa che apprezzerete moltissimo la lettura ma vale comunque la pena dare una possibilità alla piccola Leyla, investigatrice in erba e dal promettente futuro!



Nessun commento:

Posta un commento