martedì 13 marzo 2018

Recensione "Profiler" di Lynda La Plante

Buongiorno lettori,
anche oggi parliamo di thriller con un libro un po' datato che ho scovato in un mercatino qualche settimana fa e che ho apprezzato molto. Si tratta della storia firmata di Lynda La Plante, "Profiler", edito da Garzanti. Buona lettura!


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Prigioniero 6678905: questo è il suo nome adesso. Cameron Welsh non ha nessuna possibilità di uscire dal carcere di massima sicurezza di Barfield, è stato condannato a ben due ergastoli. Ed è giusto, perché Cameron Welsh è decisamente colpevole di tutto ciò di cui è stato accusato. È un serial killer eccezionalmente crudele e psicopatico, ma non solo, è anche perverso e molto intelligente. La sua ossessione per Anna Travis risale a diversi anni prima, quando l'ha vista per la prima volta, la notte in cui è stato catturato. Anna era un semplice agente della squadra omicidi. Adesso Anna ha fatto carriera, è diventata ispettore capo. Si è emancipata dal suo mentore, Langton, e per la prima volta deve condurre in prima persona un'indagine su una serie di omicidi. Un caso complicato, in cui le vittime sono tutte donne che non hanno niente in comune fra di loro, tranne il modo in cui sono state uccise e l'autostrada vicino alla quale vengono ritrovate. Quello che Anna non sa è che non è completamente sola. Cameron Welsh non esita un momento a scriverle una lettera offrendole il suo aiuto. Chi meglio di lui, un serial killer, può aiutarla come profiler? Solo lui è in grado di capire fino in fondo i meccanismi di una mente malata, cosa lo spinge a uccidere, perché sempre in quel modo. Anna è determinata a risolvere il caso e accetta il suo aiuto. Ma non immagina che anche dietro le sbarre, Cameron Welsh sa essere più pericoloso di una velenosa vedova nera.

Dopo una trama così accattivante e una copertina ipnotica, non ho saputo resistere e mi sono tuffata tra le pagine di 'Profiler', una storia particolare in cui un pericoloso killer e un'ispettrice di polizia si ritroveranno a lavorare insieme per cercare di stanare un pericoloso omicida seriale che sta terrorizzando le donne della città. Le vittime sembrano, finora, non avere nulla in comune l'una con l'altra e Anna Travis si ritrova ben presto senza piste da seguire. Collaborare con uno psicopatico come Cameron Welsh è un'idea che non la fa impazzire ma deve riconoscere di avere un'occasione unica: avere l'esperienza di un profiler e, allo stesso tempo, quella di un killer in grado di comprendere come ragiona e come pensa la mente di un assassino. 
Alcune parti del libro sono molto prolisse ed è facile perdere il filo in quanto le azioni sono statiche e non apportano elementi significativi al fine della risoluzione del caso. La parte psicologica, nonché la più importante della storia, è invece sviluppata magnificamente e mi ha affascinato come al solito. Inoltrarsi nella follia umana è sempre un'esperienza unica e particolare che ogni autore affronta a modo suo. La Plante, ha scelto di impostare tutta la sua storia su un personaggio discutibile e incorreggibile ma, terminata la lettura, non si può che concordare con questa scelta e ammirare, a malincuore, il ruolo che Cameron Welsh ha svolto nell'eterna battaglia tra il bene e il male.
Lo stile dell'autrice è molto ricercato e specifico, tutto sommato scorrevole e piacevole da leggere.
Il finale mi ha sconvolta, in quanto è arrivato inaspettato come un pugno nello stomaco.
Nel complesso, è stata una buona lettura e con qualche pagina in meno o un po' più di suspense sarebbe stato un libro perfetto. Promosso con riserva!



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