Buongiorno e ben ritrovati sul blog.
Il libro protagonista della recensione di oggi è il nuovo thriller psicologico di Simone Del Fiore, “La melodia del sangue”, edito da Suspenso.
Buona lettura!
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Il libro protagonista della recensione di oggi è il nuovo thriller psicologico di Simone Del Fiore, “La melodia del sangue”, edito da Suspenso.
Buona lettura!
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Oggi vi parlo di un libro che affronta delle tematiche molto interessanti sull'universo femminile, la maternità e il rapporto di coppia... Il tutto dietro la lente spietata dei social. Sto parlando de "Le regole della moglie perfetta", firmato dalla penna di Jo Piazza, edito da Piemme.
Buona lettura!
Buongiorno e ben ritrovati sul blog.
Oggi parliamo dell'ultimo libro di Mark Edwards che, come al solito, mi ha regalato una storia pazzesca! Il romanzo si intitola "Nido di vespe" ed è edito da Piemme.
Buona lettura!
Buon pomeriggio e ben ritrovati sul blog.
Oggi vi parlo di un libro uscito da poco per Newton Compton. Si tratta del thriller psicologico "Profilo K", scritto dall'autrice Helen Fields.
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Pagine 320
Midnight Jones lavora per la Necto, una potente multinazionale all’avanguardia nello sviluppo di biotecnologie applicate allo studio della mente umana. La specializzazione di Midnight è tanto affascinante quanto inquietante: analizza i dati psicologici e redige i profili di potenziali candidati per conto di aziende e università. Tutto cambia quando si imbatte in un dossier fuori dal comune: il misterioso Profilo K. I test psicologici rivelano una psiche disturbata e perversa, deviata al punto da sembrare disumana. Intanto, in un quartiere periferico di Londra, dei brutali femminicidi sconvolgono l’opinione pubblica per la loro estrema violenza. Midnight percepisce un legame inquietante tra quei crimini e il Profilo K, e decide di indagare. Ma per scoprire la verità e fermare l’assassino prima che colpisca ancora, sarà costretta a mettere in gioco tutto: il suo lavoro, la sua famiglia e la sua vita. E non dovrà guardarsi solo dal killer.
Helen Fields ci regala un romanzo che è un mix tra il genere psicologico e quello distopico.
La protagonista della storia, Midnight Jones, lavora per una società in grado di profilare le persone per le aziende e per le università. Attraverso un test che mostra immagini, si registrano le reazioni del candidato e si crea un un profilo che ha determinate caratteristiche. Si tratta di un concetto molto affascinante e che è l'assist perfetto per la seconda parte del libro.
Durante una sessione di lavoro, infatti, Midnight trova un profilo K, una cosa talmente rara da essere scambiata per un errore di sistema perché è umanamente impossibile che una persona non reagisca a certi tipi di stimoli.
Non bisognava fare scelte sbagliate. Non bisognava incoraggiare o mettersi in pericolo. E lei non lo aveva fatto. Non l'aveva fatto. E tuttavia, il pericolo - un pericolo che sospettava fosse letale - era venuto lo stesso a cercarla.
Contemporaneamente c'è un assassino in città, un assassino piuttosto folle che sembra avere una vera e propria sublimazione per il sangue. Il legame tra le due cose, che solo Midnight può cogliere, è fulcro dell'intera vicenda.
Ma Helen Fields non si ferma qui inserendo anche altre sottotrame ed elementi interessanti da esplorare.
"Profilo K" è una storia che esplora una tematica che mi è già capitato di trovare nei libri e che mi lascia sempre molto perplessa: è possibile, attraverso suoni e immagini selezionate, spingere determinati soggetti ad agire in maniera crudele e devastante?
Ma l'impiego di stimoli psicologici per creare macchine assassine umane è una cosa che dittatori e banditi pagherebbero fior di quattrini.
Un'altra cosa che ho apprezzato molto, è una sorta di solidarietà femminile che si instaura tra tutte le protagoniste una volta che le trame convergono verso un unico punto. Uno spiraglio di positività in una storia molto intensa e "malvagia".
Se avete amato "L'osservatore" di Thilliez, potrebbe fare al caso vostro!
Buongiorno e ben ritrovati sul blog.
Oggi vi parlo di un romanzo psicologico molto interessante edito da Book a book. Si tratta de "Il quadro completo", scritto da Fabio Galli che ringrazio per la copia.
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Pagine 199
A volte le cose non sono come sembrano, eppure appaiono così credibili che la razionalità abbandona il campo e tutto diventa possibile. È ciò che accade a Valentino, Silvia e Bruno, tre fratelli accomunati da un evento tragico relegato nei vaghi ricordi dell’infanzia: la morte improvvisa del più piccolo di loro, Livio. Bruno è l’unico presente quel giorno, ma è troppo piccolo per capire con certezza cosa accade. E, quando la realtà presenta dei vuoti, la mente prova a riempirli come può. I tre crescono percependo una presenza, una forza che sembra proteggerli, anche a costo di uccidere le persone a loro più vicine. Qual è la verità? Cosa è accaduto a Livio? E come si salveranno loro tre?
"Il quadro completo" è il resoconto, scritto in prima persona dai vari protagonisti della vicenda, sulla storia di una famiglia segnata da un grave lutto che ha stravolto ogni cosa.
Valentino, Silvia e Bruno sono ciò che resta di una famiglia segnata da morti violente, segreti, bugie e rapporti disfunzionali. Ma è anche una storia di insicurezze, ricerca di conferme e amore, voglia di proteggere le persone che amiamo.
Ero triste, ma non piansi. Pensai. Pensai a lungo, pensai molto. La mia mente generò così tanti pensieri che presero a intersecarsi tra di loro.
A raccogliere le testimonianze c'è uno psicologo chiamato ad eseguire una perizia su Valentino, sicuramente quello che il dottore non si aspetta è la valanga di sentimenti, emozioni e traumi che hanno affollato la sua vita e quella degli altri due fratelli.
Ambientato, sostanzialmente, nella periferia romana "Il quadro completo" è un titolo nomen omen: tutto ciò che leggerete, tutto ciò che riuscirete a percepire e a scoprire grazie ai racconti dei protagonisti, acquisterà un senso compiuto solo alla fine quando Fabio Galli, con un colpo da maestro che non mi aspettavo, ci regala una risoluzione che dà una luce del tutto nuova sulla vicenda.
Mi giudicherai pazza se ti dico che ho la netta impressione che lo spirito di Livio, il mio fratellino morto appena nato, sia sempre stato in mezzo a noi?
Probabilmente ciò che mi ha colpito di più è la normalità dei personaggi e, in generale, della storia. Questa famiglia potrebbe essere la mia, o la vostra, per quanto è "semplice" e realistica. Non ci sono elementi troppo romanzati ma, allo stesso tempo, sono presenti piccoli spunti di riflessione sulle dinamiche familiari e su come un trauma non affrontato possa cambiare le sorti di così tante persone.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal libro e ne consiglio la lettura!
Buongiorno e ben ritrovati sul blog.
Oggi parliamo del nuovo libro di Maxime Chattam, "La pazienza del diavolo", edito da Salani Editore che ringrazio per la copia.
Si tratta del secondo capitolo della serie dedicata alla gendarme Ludivine Vancker, vi avevo già parlato di lei QUI.
Buona lettura!
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Pagine 544
Cinquantotto corpi. All’Istituto di medicina legale di Parigi non se ne erano mai visti tanti tutti insieme. Quella mattina, due amici sono saliti a bordo di un treno dell’alta velocità, hanno tirato fuori due fucili a canne mozze e hanno dato il via al massacro, prima di togliersi la vita. Movente: in apparenza, nessuno. Poche ore più tardi, Ludivine Vancker, tenente della Sezione Ricerche, accetta di partecipare a una rischiosa operazione: intercettare un carico di droga in autostrada. Li chiamano go-fast, sono convogli di macchine che viaggiano di notte, a duecento chilometri all’ora, e trasportano grosse quantità di stupefacenti. Ma quando Ludivine apre il borsone sequestrato al corriere, ciò che trova va oltre ogni immaginazione… Cosa unisce questi due terribili episodi? E come mai cominciano a comparire ovunque croci rovesciate e altri simboli satanici? È possibile che l’inferno abbia davvero aperto le sue porte e che le sue fiamme ardenti siano uscite dall’oscurità?
Quando si ha un precedente come "Loro", primo libro della serie, il rischio di non riuscire a raggiungere il livello di quel successo è enorme. Ma da quel poco che abbiamo capito di Chattam c'è sicuramente il fatto che non è un autore che ha paura ma che, al massimo, la fa provare a chi legge le sue opere.
Ne "La pazienza del diavolo", Ludivine si ritrova nel gravoso ruolo di protagonista principale e unica del libro, mentre nella storia precedente poteva contare su Alexis e Mikelis che sono stati un sostegno fondamentale, qui si ritrova fondamentalmente sola con i suoi demoni e i ricordi che fanno ancora male.
Lei ha una brutta aura, signorina. Mi dispiace dirglielo, ma ha addosso il malocchio.
Probabilmente la sua personalità è la cosa che ho apprezzato meno: troppo impulsiva, troppo sconsiderata, si è mossa tra queste pagine, e nell'indagine, come se fosse improvvisamente posseduta dallo spirito di John Rambo ai tempi della guerra in Vietnam... Anche meno, Ludivine.
È un simbolo esoterico, il pentacolo. Una stella a cinque punte rovesciata: brutto segno.
Ci muoviamo nell'ambito dell'esoterismo ma, anche stavolta, il focus della trama è il Male e il fatto che sembri una specie di veleno che si diffonde come un'epidemia. Stragi improvvise scuotono la Francia e sembrano avere come unico filo conduttore il diavolo che si manifesta ai folli di turno incitandoli ad abbandonare ogni freno inibitorio.
Nella seconda parte del libro, quella in cui le tessere del puzzle iniziano a trovare una collocazione, Ludivine/Rambo migliora un po' e inizia a mostrare la grinta giusta per il caso anche se l'avversario che deve fronteggiare è ad un livello altissimo e non sarà facile da neutralizzare.
Il diavolo esiste. Tutti credono che sia una leggenda, una balla per spaventare i bambini, e invece no: è proprio questa la sua forza, essere riuscito a farsi dimenticare! Per seminare il caos...
E ci siamo quasi.
Fra non molto salirà sul trono, manca poco...
Vi avviso che lo stile è sempre decisamente splatter e particolareggiato in maniera disturbante per chi è debole di stomaco.
L'epilogo è, probabilmente, la parte che ho preferito un po' perché il villain della storia è un personaggio che ho amato tantissimo e anche perché ho avuto l'impressione che non sia finita qui..........
In ogni caso, super promosso!
Se amate storie piene di gente che ha "dei seri problemi", qui vi sentirete a casa. 🤣
Buongiorno e ben ritrovati sul blog.
Oggi vi parlo di una delle ultime uscite del catalogo Timecrime.
Si tratta de "L'ultima parola" di Taylor Adams, autore statunitense già noto nel mondo editoriale per il bestseller "No exit".
Buona lettura!
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Pagine 337
Editore Timecrime
Traduzione Alice Laverda
Emma Carpenter vive isolata con Laika, il suo golden retriever, facendo da custode a una vecchia casa sulla spiaggia della costa piovosa dello Stato di Washington. I suoi unici contatti umani sono l’enigmatico vicino, Deek, e la proprietaria di casa, Jules. Un giorno legge un raccapricciante romanzo horror di H.G. Kane, scritto malissimo, e pubblica una recensione a una stella. Il post la trascina in poco tempo in un’accesa discussione online con nientemeno che l’autore stesso. All’inizio sembra innocua, ma presto Emma si rende conto che da quel momento hanno iniziato a verificarsi incidenti notturni a dir poco inquietanti. Non si tratta di una semplice coincidenza, e la paura comincia a crescere. Scavando nella vita e nel lavoro di Kane, Emma scopre che ha pubblicato altri sedici romanzi altrettanto sadici e con al centro uno stalking destinato a concludersi in omicidio. Ma chi è veramente H.G. Kane? E se c’è lui dietro a tutto questo, come ha fatto a trovarla? Di cos’altro è capace?
"L'ultima parola" è un romanzo che racchiude al suo interno una moltitudine di temi che caratterizzano spesso i libri di genere thriller. A partire dall'ambientazione, l'autore fa capire immediatamente il tipo di storia che andremo a leggere, trasmettendo bene il senso di isolamento della protagonista e la claustrofobia derivante dal fatto di essere tecnicamente intrappolata in un contesto chiuso e difficile da raggiungere. Come house sitter, il compito di Emma è quello di badare ad una grande casa sulla spiaggia, l'unico vicino è un uomo abbastanza in là con l'età che abita a debita distanza e con il quale si diverte a giocare al gioco dell'impiccato, con scarsi risultati tra l'altro.
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| Credit: Xplore America |
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| Credit: About Amazon Italia |
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| Credit: Gettyimage |
Buongiorno lettori,
nel post di oggi vi parlo del nuovo libro di Imran Mahmood, "So cosa ho visto", uscito da qualche settimana per Timecrime.
Una storia ambientata a Londra con un protagonista veramente complesso.
Buona lettura!
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Xander Shute, un tempo ricco banchiere e ora senzatetto per le strade di Londra, si ripara, per la notte, in un vuoto appartamento a Mayfair. Quando sente i proprietari rientrare, corre a nascondersi. Intrappolato nel suo nascondiglio, assiste alla discussione della coppia, diventando anche il testimone di un feroce omicidio. Ma chi è la donna che è stata assassinata? La stessa donna che secondo la polizia non poteva assolutamente trovarsi lì? E com’è possibile che l’uomo che ha visto insieme lei la stia facendo franca? Mentre Xander cerca delle risposte, la sua memoria viene messa alla prova, costringendolo ad affrontare un passato doloroso sepolto da tempo. Quanto è disposto a rischiare per scoprire la brutale verità?
"Glielo chiederò un'ultima volta, signor Shute. Ha assistito a un omicidio a questo indirizzo? Al civico 42B di Farm Street?"
"Sì. So cosa ho visto."
Con la storia di Imran Mahmood è stato un po' amore ed odio a seconda dei momenti del libro e della sequenza di eventi.
Per tutta la prima parte ho avuto la mente in confusione perché non capivo esattamente quello che stava accadendo: Xander è un personaggio particolare col quale è difficile sintonizzarsi. Nel libro conosciamo le sue due versioni quella di uomo "normale", con tanto di carriera e fidanzata storica; e quella da clochard in cui vaga senza meta tra le strade di Londra.
La cosa che destabilizza è il non avere punti fermi per gran parte del libro: non si capisce cosa abbia condotto Xander sulla strada e perché sia convinto di aver assistito ad un omicidio del quale non c'è nessuna traccia.
Nella seconda parte la situazione migliora e arrivano le prime risposte che aiutano a far chiarezza. Ciò che bisogna tenere a mente, prima di iniziare la lettura, è che si tratta di un thriller psicologico e quindi, più che soffermarsi sul caso, bisogna fare attenzione ad immedesimarsi nella mente e nei ragionamenti di Xander.
L'autore riesce a trasmettere molto bene l'ansia, il dolore, il trauma e le altre emozioni che affollano la mente di Xander e, senza dubbio, è uno degli elementi migliori del libro.
Il momento delle rivelazioni finali e dell'epilogo non è tra i più illuminanti ma aiuta a risollevare il giudizio generale. Di sicuro un ritmo più dinamico e una trama più omogenea e meno dispersiva avrebbero giovato ulteriormente ma, tutto sommato, può regalare delle buone sensazioni agli appassionati del genere.
⭐️⭐️⭐️