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Nel post di oggi vi parlerò de "La crepa del silenzio", ultimo libro della serie sulla giornalista investigativa Miren Triggs, firmato dalla penna di Javier Castillo e edito da Salani.

La fine di un viaggio che mi ha appassionata moltissimo. Alla fine dell’articolo troverete i link per recuperare le recensioni dei libri precedenti.

Buona lettura!




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Pagine 320

Staten Island, 1981. La bicicletta di Daniel Miller viene trovata abbandonata vicino a casa sua. Ma del bambino, nessuna traccia. Trent'anni dopo, la reporter investigativa Miren Triggs segue una pista che la porta alla terrificante scoperta di un corpo con le labbra sigillate. Insieme a Jim Schmoer, suo ex professore di giornalismo e ormai più che un amico, cerca di scoprire cosa collega i due casi; nel farlo, aiutano Ben Miller, il padre di Daniel, un ex ispettore dell'FBI che non si è mai arreso a quel vuoto straziante, a ricostruire per l'ultima volta la scomparsa del figlio, addentrandosi in un enigma in cui l’eco del passato risuona negli errori del presente e i ricordi diventano inganni. Solo il silenzio rimane il rifugio intoccabile di quell’innocenza tradita, ma l’istinto di Miren coglie una crepa da inseguire a ogni costo prima che si richiuda. 

"La crepa del silenzio" è il capitolo finale della trilogia dedicata alla figura di Miren Triggs, giornalista investigativa, ma anche a quelle di Ben e Jim che, insieme a lei, hanno formato una vera e propria squadra che si occupa di cold case e di bambini scomparsi.

In questo ultimo libro, Javier Castillo si concentra su un caso che abbiamo visto durante tutta la serie e che riguarda direttamente uno dei protagonisti, Ben, che ha perso suo figlio circa trent’anni prima. Il bambino è scomparso nel nulla, ed è il motivo per il quale Ben si è unito all’unità di ricerca di persone scomparse ed era l'unico caso che poteva chiudere il cerchio.

Questa non è solo una storia su una sparizione, è davvero un viaggio nelle crepe invisibili che si creano nella vita delle persone per nascondere delle verità difficili da affrontare. Rimango sempre affascinata dalla capacità di Castillo di superare la sensazione di dire "questa è una cosa già vista", nonostante utilizzi sempre uno schema molto simile in tutti i libri.

La costruzione narrativa frammentata, e con capitoli brevi, rende la lettura coinvolgente e impossibile da interrompere, soprattutto perché qui, a differenza degli altri casi, siamo direttamente coinvolti essendo ormai fan della serie e dei personaggi. I legame emotivo lo rende un libro da leggere quasi tutto d’un fiato.

L’atmosfera è intrisa di una tensione costante, Javier Castillo gioca molto sui silenzi, sul non detto, che portano il lettore a elaborare le ipotesi più disparate, a sperare e a dubitare di tutto e tutti fino all’epilogo doloroso e inaspettato.

Salutiamo dei personaggi che ci hanno conquistato con le loro imperfezioni e contraddizioni, i traumi e le zone d’ombra. La loro umanità li ha resi molto reali, nonostante si tratti di personaggi di finzione. La trasformazione, soprattutto di Miren, dal primo libro ad oggi è stata impressionante ma nonostante sia indubbiamente diversa, resta sempre fedele alla sua personalità. È il personaggio che ha attraversato la trasformazione più radicale e più bella, all’interno della trilogia.

"La crepa del silenzio" è un thriller che funziona perché non si limita a raccontare un mistero e un cold case da risolvere, ma scava nelle fragilità umane. È stata la chiusura perfetta di una serie che sono felice di aver recuperato.



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