Buongiorno e ben ritrovati sul blog.
Oggi vi parlo di una storia molto particolare in cui non c'è azione costante ma tanta suspense e un clima che si fa sempre più opprimente con lo scorrere delle pagine.
Buona lettura!
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Pagine 288
1996. Hidden Grove, Londra. Un imponente cancello nero si apre su cinque eleganti ville in mattoni rossi, auto costose e giardini pettinati. Emmylou, diciassette anni, è riuscita finalmente a lasciare la Bretagna, le ristrettezze della sua famiglia, dell’appartamento angusto dove la sua collera di adolescente sbatteva contro le pareti. E il cielo perennemente plumbeo che sporcava tutto, rendeva faticoso anche sognare. Eppure, Emmylou ce l’ha fatta, è lì per imparare un’altra lingua e provare a costruirsi un futuro. Oltre quel cancello nero, ad accogliere la ragazza alla pari ci sono i White, i volti sorridenti, le camicie stirate bene, una famiglia da cartolina, una casa che è quasi un castello. Il padre James, la madre Monica, il figlio Lewis di dieci anni, che, poggiato a una stampella, tiene per mano il piccolo Simon. Emmylou è emozionata da quello che vede e si presenta con le parole che non ha fatto che ripetere durante il viaggio in treno: «I am Emmylou, nice to meet you». C’è qualcosa, però, dietro quello sfavillio, che prende forma giorno per giorno, qualcosa di strisciante che continua a sfuggirle: le preghiere sussurrate dietro porte chiuse, il pianto silenzioso attraverso le pareti, gli incubi notturni tanto nitidi da sembrare ricordi. E poi c’è l’andatura sempre più pesante di Lewis, forse sintomo di una malattia di cui nessuno parla. Emmylou decide di ignorare l’inquietudine che si insinua nelle sue giornate, le ombre che si allungano su quella famiglia così diversa dalla sua, e quindi perfetta: è felice di aver trovato i White. Non sa che sono i White ad aver trovato lei.
Ci sono romanzi che costruiscono la tensione con colpi di scena continui e altri che preferiscono insinuarsi sotto pelle, un dettaglio dopo l'altro. "La ragazza alla pari", romanzo d'esordio di Sidonie Bonnec, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Siamo nel 1996, un dettaglio che non è soltanto un'ambientazione nostalgica, ma una parte fondamentale della storia. Niente smartphone, niente internet a portata di mano, nessuna possibilità di verificare un dubbio in pochi secondi o chiedere aiuto con un messaggio. È un mondo in cui l'isolamento è reale e questo spiega anche alcune decisioni di Emmylou che, lette con gli occhi di oggi, potrebbero sembrare ingenue o perfino frustranti. In realtà, inserite nel loro contesto storico, risultano molto più credibili.
Emmylou arriva a Londra dalla Bretagna con il sogno di costruirsi un futuro migliore. La famiglia White sembra offrirle tutto ciò che ha sempre desiderato: una casa meravigliosa, stabilità economica e la promessa di una nuova vita. Ma quella perfezione è troppo impeccabile per non nascondere qualcosa.
Ed è proprio qui che il romanzo dà il meglio di sé. L'atmosfera diventa sempre più opprimente attraverso piccoli dettagli: una preghiera ascoltata dietro una porta chiusa, un pianto nel cuore della notte, frasi lasciate a metà, sguardi che sembrano dire molto più delle parole. Non c'è bisogno di scene spettacolari perché il senso di inquietudine cresce pagina dopo pagina.
Le vibes ricordano inevitabilmente "Rosemary's Baby" di Ira Levin: quella sensazione costante che qualcosa non torni, il dubbio continuo su chi sia davvero degno di fiducia, la protagonista intrappolata in un ambiente che sembra volerla modellare lentamente. La differenza è sostanziale: qui non c'è alcun elemento soprannaturale. L'orrore nasce esclusivamente dagli esseri umani, dalle loro convinzioni e da un fanatismo religioso che diventa sempre più soffocante e disturbante.
Sidonie Bonnec riesce a raccontare molto bene il meccanismo della manipolazione psicologica. Il lettore vede i segnali di pericolo, ma comprende anche perché Emmylou continui a minimizzarli. Lei ha trovato la possibilità di sfuggire a una vita che non voleva più e accettare che quel sogno sia, in realtà, una trappola è molto più difficile di quanto sembri.
Il ritmo è volutamente graduale. Chi cerca un thriller pieno di azione potrebbe trovarlo lento nella prima parte, ma è proprio quella costruzione paziente a rendere efficace l'esplosione finale. La tensione aumenta senza quasi accorgersene, fino a trasformare una casa elegante e una famiglia apparentemente perfetta in un luogo da cui il lettore desidera soltanto fuggire.
Per essere un romanzo d'esordio, colpisce soprattutto la capacità dell'autrice di creare un'atmosfera così densa e inquietante senza ricorrere a facili artifici. È un thriller psicologico che lavora sulle emozioni, sul disagio e sul sospetto più che sui colpi di scena.
"La ragazza alla pari" è una lettura consigliata a chi ama i thriller psicologici a lenta combustione, le ambientazioni claustrofobiche e le storie in cui il vero mostro non è il soprannaturale, ma il fanatismo e ciò di cui le persone sono capaci quando sono convinte di agire nel nome del bene. Un esordio decisamente promettente, capace di lasciare addosso una sottile inquietudine anche dopo aver chiuso l'ultima pagina.


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