Buongiorno e ben ritrovati sul blog.
Anche oggi parliamo di un romanzo distopico che mi ha totalmente sconvolta, durante e dopo la lettura. Si tratta di "Cadavere Squisito" di Agustina Bazterrica.
Buona lettura!
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Pagine 250
Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile. Un virus ha attaccato gli animali, sia domestici che selvatici, per cui sono stati tutti sistematicamente abbattuti e la loro carne non può assolutamente essere consumata. Ora la carne che tratta è diversa, speciale, perché i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione e hanno deciso di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana. Marcos si è dovuto adattare, cerca di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre. E ora che sua moglie lo ha lasciato deve pensare a tutto da solo.
Ci sono libri che disturbano mentre li leggi e che continuano a essere disturbanti anche una volta che li hai chiusi. "Cadavere squisito" appartiene sicuramente a questa categoria. Agustina Bazterrica costruisce una distopia tanto assurda quanto spaventosamente plausibile: un virus rende la carne animale non commestibile e i governi decidono di sostituirla con quella umana, trasformando allevamento, macellazione e consumo di persone in una pratica legale socialmente accettata.
Ma il cannibalismo è solo la superficie. Il vero orrore del romanzo è il modo in cui si racconta la normalizzazione della violenza. Non ci sono rivoluzioni, grandi discorsi o eroi pronti a cambiare il mondo. C'è solo una quotidianità grigia, fredda e asfissiante in cui ogni atrocità viene assorbita dalla routine. E' proprio questo a rendere la narrazione così pesante, ogni pagina sembra togliere ossigeno, trascinando il lettore in un mondo dove l'empatia è stata sacrificata in nome del profitto e della sopravvivenza.
Marcos, il protagonista, lavora proprio nell'industria della carne umana. E' un uomo svuotato e incapace di reagire al sistema di cui fa parte. La sua storia segue un arco narrativo decisamente discendente: invece di assistere a una rinascita o a una presa di coscienza, lo vediamo sprofondare sempre di più in una realtà che finisce per corrompere anche gli ultimi frammenti della sua umanità.
Agustina Bazterrica è bravissima a farci credere, almeno per un momento, che esista una possibilità di redenzione. Piccoli gesti, qualche spiraglio di tenerezza, una relazione che sembra poter restituire senso a un'esistenza ormai anestetizzata, Ma sono illusioni.
Ed è proprio a questo punto che il romanzo colpisce più forte. Il finale è uno di quelli che ti costringono a rileggere mentalmente tutto ciò che hai appena letto. L'ultima scena ribalta completamente la prospettiva e lascia un senso di vuoto difficile da scrollare di dosso.
Anche lo stile contribuisce a creare questa sensazione di oppressione. La scrittura è asciutta, chirurgica. Le descrizioni della macellazione e dell'allevamento degli esseri umani sono fredde, burocratiche, raccontate con la stessa normalità con cui si descriverebbe una catena di montaggio. Questa distanza emotiva la rende ancora più disturbante.
"Cadavere squisito" non è una lettura facile e nemmeno una lettura da affrontare per svago. E' un romanzo che parla di capitalismo, consumismo, disumanizzazione e della capacità dell'essere umano di adattarsi a qualsiasi orrore, purché venga presentato come necessario.
E' uno di quei libri che dividono: c'è chi lo troverà eccessivo e chi, invece, lo considererà una delle distopie più potenti degli ultimi anni.


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