Buon pomeriggio e ben ritrovati sul blog.
Nel post di oggi vi parlo di un romanzo distopico a tema 'libri' scritto da Francesca Bardi e pubblicato da Lorenzo De Medici Press.
Buona lettura!
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Pagine 160
“In un futuro distopico dominato dal controllo tecnologico e dal conformismo dell’Uffizio della Pace Sociale”, Alessandra Cantori vive una vita dorata ma vuota accanto a un marito potente. La sua realtà si incrina quando scopre la resistenza di OsaRe, un gruppo eco-culturale che opera nell’ombra per salvare il pianeta e la memoria storica. Il destino di Alessandra cambia radicalmente al Rebis, un’antica biblioteca clandestina dove i libri proibiti pulsano ancora di vita. Qui, ribattezzata Ametista, scopre la straordinaria capacità di viaggiare fisicamente attraverso le immagini. Costretta a fuggire dalle ossessioni del marito, Ametista si ritrova negli anni Settanta. In questo passato vibrante incontra l’editore Sandro Accursi, con cui vive un amore profondo che sfida le leggi del tempo. Ma il dovere la richiama nel suo presente: convinta dal ribelle Scarlatto, torna nel 2038 per combattere dall’interno, conducendo una pericolosa doppia vita come spia e moglie perfetta. Quando il marito scopre il tradimento e distrugge il Rebis, Ametista finisce in un carcere di massima sicurezza. Sola e incinta di un uomo che nel presente è ormai vecchio.”
Ci sono romanzi distopici che si limitano a immaginare un futuro peggiore del nostro e altri che, invece, usano quel futuro come una lente per osservare il presente. Ametista di Francesca Bardi appartiene decisamente alla seconda categoria: la sua è una storia che intreccia fantascienza, amore, memoria storica e resistenza culturale, dando vita a un romanzo che riesce a essere, allo stesso tempo, avventuroso e profondamente emotivo.
La protagonista, Alessandra Cantori, vive in una società apparentemente perfetta, regolata dall'onnipresente "Uffizio della Pace Sociale", dove il controllo delle persone passa attraverso la tecnologia, la manipolazione dell'informazione e l'omologazione del pensiero. La sua esistenza è comoda, privilegiata, ma priva di qualsiasi autenticità. È proprio questo vuoto interiore a renderla un personaggio interessante: il suo percorso non è quello dell'eroina predestinata, ma di una donna che riscopre lentamente la propria identità.
L'ingresso nel Rebis rappresenta il vero cuore del romanzo. L'idea di una biblioteca clandestina che custodisce libri proibiti è un omaggio al potere della cultura e della memoria, elementi che ogni regime autoritario cerca inevitabilmente di cancellare. È qui che Alessandra diventa Ametista e scopre il dono più originale dell'opera: la possibilità di attraversare fisicamente le immagini e raggiungere altre epoche. Un espediente narrativo insolito che l'autrice utilizza non come semplice artificio fantastico, ma come simbolo del potere della conoscenza di abbattere i confini del tempo.
La parte ambientata negli anni Settanta è probabilmente la più intensa sotto il profilo emotivo. L'incontro con Sandro Accursi dà vita a una storia d'amore delicata e malinconica, costruita sulla consapevolezza che il tempo stesso è il loro principale antagonista. Non è un amore idealizzato: è fatto di rinunce, impossibilità e nostalgia, elementi che gli conferiscono una forte carica emotiva. Il lettore sa fin dall'inizio che quel sentimento è destinato a essere fragile, e proprio questa precarietà lo rende così coinvolgente.
Accanto alla componente romantica, il romanzo mantiene sempre viva la tensione politica. Il ritorno di Ametista nel 2038 apre una seconda parte più dinamica, dominata dalla doppia identità della protagonista, costretta a fingere una fedeltà assoluta al sistema mentre collabora con la resistenza. La narrazione assume i toni dello spy thriller, con continui rischi di essere scoperta e un crescendo di tensione che accompagna il lettore fino all'epilogo.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la riflessione sul valore della memoria. In Ametista i libri non sono semplicemente oggetti: rappresentano la libertà di pensiero, la possibilità di immaginare un futuro diverso e la capacità di ricordare chi siamo stati. L'autrice costruisce così una distopia che non parla soltanto di controllo politico, ma anche della perdita dell'identità collettiva quando la cultura viene censurata.
Il ritmo alterna momenti di introspezione a scene d'azione più serrate. Nella prima parte la costruzione del mondo richiede qualche pagina per essere assimilata, ma una volta comprese le varie dinamiche la storia procede con crescente coinvolgimento.
Il finale lascia un segno. Senza ricorrere a facili consolazioni, Francesca Bardi sceglie una conclusione amara ma coerente con il percorso di Ametista. La gravidanza, la prigionia e la consapevolezza che l'uomo amato appartiene ormai a un tempo irraggiungibile trasformano l'epilogo in una riflessione sul prezzo della libertà e sui sacrifici che ogni rivoluzione richiede.
Ametista è quindi molto più di una semplice distopia: è un romanzo sulla memoria, sull'amore che attraversa il tempo, sul valore dei libri e sulla necessità di preservare il pensiero critico anche quando tutto sembra perduto. Pur muovendosi all'interno di temi già noti alla narrativa distopica, Francesca Bardo riesce a distinguerli grazie all'originalità del Rebis e del viaggio attraverso le immagini, offrendo una storia capace di coinvolgere tanto sul piano dell'avventura quanto su quello emotivo.
Probabilmente, l'unico grande limite del romanzo è la sua brevità che non permette di sviluppare al meglio i vari temi inseriti e l'arco di trasformazione dei personaggi. Probabilmente delle pagine in più avrebbero aiutato a far sentire meno quel senso di incompiuto che si prova una volta voltata l'ultima pagina.
Un romanzo consigliato a chi ama le distopie con una forte componente umana, i viaggi nel tempo, le storie d'amore impossibili e i libri che parlano del potere salvifico della cultura.


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