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Il libro protagonista della recensione di oggi è “Il dilemma di Eva”, di Elisa Hoven, edito da Neri Pozza.
Buona lettura!
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Pagine 256
Eva Herbergen è avvocata penalista di lungo corso e forte vocazione. Lei sa, più di chiunque altro, che ogni atto criminale ha una storia. E questa storia racconta di esistenze infernali che hanno cancellato la differenza tra bene e male, oppure di fatali decisioni prese in momenti bui, attimi irreversibili che creano una faglia tra ciò che è stato e ciò che non sarà più. La scrittrice di successo, la matrigna oberata, il milionario manipolatore, il reclutatore di bambini soldato, il cannibale mite: innocenti o colpevoli, tutti i clienti dell’avvocata Herbergen trovano in lei la miglior difesa, la certezza della più lieve tra le pene possibili, ma soprattutto la tenacia di chi vuole conoscere la persona dietro il reato che ha commesso. Non possono immaginare che quella donna, così salda e rassicurante, sappia, con ogni più intima fibra del suo essere, che cosa significhi svoltare quell’angolo buio, convivere con fantasmi e colpe che chiedono riparazione. In questo romanzo ricco di colpi di scena, ispirato a reali casi giudiziari, Elisa Hoven, magistrato nella vita, getta luce sui punti ciechi del nostro giudizio morale e sui limiti di una giurisprudenza che non sempre fa giustizia. Ma più di ogni cosa crea una protagonista che ci trascina nei luoghi oscuri dell’animo umano, dove le certezze lasciano il posto ai dilemmi.
Potremmo definire “Il dilemma di Eva” come un legal thriller improntato su tematiche fortemente etiche e morali. Come possiamo evincere dal titolo, la protagonista è una donna che si chiama Eva, professione avvocata penalista. È un personaggio che evolverà nel tempo e che impareremo a conoscere attraverso i ricordi.
Dopo aver concluso un caso che l’ha fortemente messa in discussione, ha deciso di abbandonare totalmente la sua professione. Mentre scrive una lettera che accompagnerà le sue dimissioni, i pensieri iniziano a vagare nel passato raggiungendo i casi moralmente ed eticamente più contrastanti della sua carriera.
Questo modo di costruire la trama, oltre ad essere particolare, riesce a dosare dettagli, verità e sbagli della protagonista facendo muovere il lettore in una costante zona grigia in cui è difficile dare dei giudizi netti. Anche la critica aspra al sistema giudiziario lascia interdetti perché appare chiaro quanto la verità processuale spesso non coincida con il concetto di giustizia.
“Il dilemma di Eva” non è il classico legal thriller fatto di aule di tribunali, qui il vero campo di battaglia è la coscienza umana. Le scelte che compiamo guidati dalla nostra morale e che, non sempre, conducono a risultati ottimali, come nel caso di Eva.
Non ho trovato abbastanza intrigante la prosa dell’autrice, a un certo punto mi è sembrato di leggere lo script di un podcast e non la vicenda avvincente che mi aspettavo. Quindi, sebbene abbia apprezzato molto la costruzione della trama, avrei preferito un ritmo di lettura più dinamico e coinvolgente.


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